lunedì 7 aprile 2014

SEMAFORO "PERICOLANTE" AL TERMINAL DI VIALE GRAN SASSO

Questa mattina abbiamo ricevuto una segnalazione da un cittadino sulla presenza di un semaforo danneggiato "pericolante" nei pressi di uno degli stalli del Terminal degli autobus di Viale Gran Sasso a Chieti.
Come si evince dalla documentazione fotografica, il semaforo è stato danneggiato ed è pendente e rischia di cadere da un momento all'altro. Speriamo che non cada sulla testa di qualcuno all'improvviso, altrimenti ci si farà molto male;oppure che non danneggi qualche veicolo.
Pertanto, si chiede urgentemente di rimettere in sesto il semaforo danneggiato al Terminal degli autobus onde evitare che possa nuocere a cose e/o  persone.


domenica 6 aprile 2014

BARACCHE DI VIA SALINE A BRECCIAROLA: SOLO UNA DISPUTA PERSONALE FRA INQUILINI?

Le baracche delle Case "ATER" di Via Saline in località Brecciarola di Chieti


Il 1 aprile 2014 abbiamo segnalato su sollecitazione di alcuni condomini delle Case popolari ATER ex IACP di Via Saline in località Brecciarola di Chieti, la presenza di presunte baracche abusive rivestite in eternit,(amianto) site nell'area esterna dei palazzi di proprietà probabilmente o dell'Azienda Territoriale Edilizia Residenziale o del Comune di Chieti.
Le baracche sarebbero state realizzate da alcuni residenti dei palazzi che le usano come garage o magazzino. Una di queste funge anche come sala delle riunioni condominiali. Nella zona ci sono anche dei plessi scolastici.

Alcuni condomini che si trovano al piano terra hanno praticamente queste baracche all'altezza delle loro finestre e respirano le polveri che si alzano da queste strutture tutti i giorni e sono proprio alcuni di loro che hanno chiesto il nostro intervento per chiedere all'ATER o al Comune di Chieti in base alla competenza, di farle rimuovere, poiché ritenute, secondo loro, pericolose per la salute umana. 

A tal proposito, in questi giorni abbiamo ricevuto la pronta replica da parte dei proprietari delle baracche o per lo meno di coloro che ne detengono il possesso che ci hanno spiegato la loro versione dei fatti:

"di amianto non c'è nulla o quasi, è solo una disputa personale di un inquilino con un altro inquilino che non risiede più in Via Saline, ma non vuole vendere perché vuole troppi soldi" ha dichiarato una signora che ci ha contattato.

La stessa signora ci ha posto le seguenti osservazioni e domande: "sono quarant'anni che abbiamo pagato il condono e ora qualcuno si ricorda cosa sono quelle baracche? Quel poco di amianto che forse probabilmente c'è, è sito sul tetto, ma non c'è bisogno di far abbattere le baracche, credo si possa usare eventualmente una speciale vernice isolante per evitare che l'amianto rilasci le polveri tossiche nell'aria".

                                            

sabato 5 aprile 2014

L'ASS.MARROCCO: "IN 30 GIORNI ABBIAMO RIBALTATO UNA PRASSI CONSOLIDATA DA 30 ANNI E PIU' CHE NON PREVEDEVA ALCUN CRITERIO OGGETTIVO NELL'ASSEGNAZIONE DEGLI APPARTAMENTI"

L'Assessore Dario Marrocco

Nei giorni scorsi le modalità di assegnazione delle Case Popolari del Comune di Chieti sono finite in Procura. Denunce contro il Sindaco, gli Assessori competenti e i responsabili comunali dell'Ufficio Casa. A tal proposito, sentiamo cosa ha dichiarato l'Assessore al ramo del Comune di Chieti, l'Avv. Dario Marrocco, che ha risposto alle nostre domande, al fine di fare luce su questa vicenda.
1) Qual è il panorama che Lei, come Assessore alle Politiche per la Casa, ha trovato al momento del Suo insediamento? 
“Fin dall’atto del mio insediamento, avvenuto alla metà del Gennaio scorso, mi sono dovuto immediatamente rendere conto del fatto che la situazione del settore, in città, è estremamente difficile. Ci sono più di 300 domande solo per il Bando Integrativo 2012, che nella maggior parte dei casi vanno ad aggiungersi a coloro i quali erano già stati inseriti nella graduatoria ad oggi ancora valida, risalente al 2009, ed in cui sono inseriti almeno 200 richiedenti. In più ci sono da gestire le situazioni di emergenza, come quelle –ad esempio- di coloro i quali subiscono degli sfratti esecutivi e degli indigenti”.
2) Ci parli della gestione dell' Ufficio Casa Comunale che ha ereditato? 
Va preliminarmente sottolineato come, aldilà di tutte le numerose differenziazioni giuridiche possibili, le case assegnate dal Comune vadano suddivise tra quelle per le quali si segue la graduatoria di cui sopra (quelle da bando) e quelle per cui sussistono i criteri proprii della cosiddetta emergenza abitativa (case non da bando). Le statistiche comunicatemi dall’Ufficio parlano di una media che si aggira sui 15 alloggi complessivamente assegnati all'anno, a fronte di tutte queste richieste. All'interno di quel numero così risicato, una percentuale non superiore al 30% può essere assegnata fuori bando, a fronte dei casi di emergenza abitativa ed in presenza dei relativi requisiti. Parliamo, dunque, di cifre irrisorie a fronte della drammaticità della crisi sociale ed economica che stiamo vivendo anche in Città”.
3) D’accordo, ma come avviene l'assegnazione delle case comunali? 
La graduatoria per le case da bando (il 70% circa) è fatta da una commissione esterna rispetto all’Ufficio Case, e questo anche a garanzia della trasparenza degli esiti e, quindi, nell’interesse della stessa cittadinanza. Lo scotto da pagare è, probabilmente, costituito da una maggior lentezza nelle correzioni. Essa è presieduta da un alto magistrato, peraltro non di Chieti, e comprende rappresentanze sindacali, nonché dell'Ater e del Comune. Diverso è il discorso relativo a quella percentuale di case assegnate esulando dagli esiti del bando. Esse venivano assegnate a fronte di casi ritenuti di urgenza, con larghi margini di discrezionalità per colui che assumeva la decisione. E’ essenziale ricordare come questa prassi sia stata adottata pressocchè da tutte le Amministrazioni Comunali che si sono succedute nel dopoguerra, e che –peraltro- non costituisse di certo una prerogativa teatina, atteso che in molte realtà si era adottato un criterio assolutamente similare. Sempre sulla scorta della stessa prassi, era insorta la consuetudine per cui l’assegnazione fosse considerata atto di Giunta, cioè proveniente dal vertice politico e non da quello amministrativo del Settore. Questa prassi trovava spazi anche sulla scorta di previsioni legislative che si prestavano a diverse interpretazioni. Così, ad esempio, la L.R. Abruzzo 96/96 si limita a dire: “il Comune valuta”, “il Comune assegna”, senza individuazione specifica della figura competente a tal fine; questo è proprio quanto avvenuto nell' art. 15 di detta Legge, relativo proprio alle assegnazioni per i casi di emergenza. Motivo per cui concordo con coloro i quali pensano che, in linea generale, la prassi richiamata sia rimasta inalterata nel tempo nella buona fede delle amministrazioni succedutesi. Tutto questo fino al 14 Febbraio ultimo scorso”.
4)Voi avete apportato qualche modifica per migliorare la situazione?
 “Si, ora le cose sono radicalmente cambiate. E’ bene ricordare come già la sesta Commissione Consiliare, con un lavoro preparatorio importante, avesse sottolineato l’attualità del problema ed avanzato proposte sul punto. Invero, aldilà della buona fede alla quale facevo riferimento, la procedura adottata –proprio per la discrezionalità quasi totale che la permeava- lasciava dei coni d’ombra, che si traducevano in sfiducia del cittadino circa la trasparenza ed onestà delle assegnazioni. Le vicende giudiziarie apparse sui media negli ultimi mesi (sul cui merito, ovviamente, non entro, limitandomi a ribadire la piena fiducia dell’Amministrazione tutta sull’operato della Magistratura) hanno ovviamente rafforzato simili sensazioni. Partendo dal lavoro della VI commissione, ed a fronte dell’urgenza che sollecitava risposte immediate, la Giunta Municipale ha approvato la delibera 14 febbraio 2014, n.1807, che ha ribaltato tutte le precedenti prospettive in materia di assegnazione alloggi per i casi di emergenza abitativa. Si è restituita totale trasparenza, perché sono stati stabiliti criteri ben precisi e predeterminati che hanno già portato alla pubblicazione di un avviso e che permetteranno dalla seconda metà di questo mese di avere una apposita graduatoria anche per questi casi. Già oggi, quindi, e salvo i miglioramenti che il Consiglio Comunale, all’esito dei lavori della competente Commissione, vorrà apportare, non vi è più alcuna possibilità di assegnare alloggi al di fuori di una graduatoria. Nessuna valutazione discrezionale. Nessuna possibilità di favoritismo. Inoltre è stato chiarito che le assegnazioni sono atti di competenza dirigenziale, e quindi non è l’Assessore o la Politica in genere a provvedere in tal senso. Resta il problema endemico della carenza di alloggi, che è gravissimo e sarebbe stato tale qualunque criterio si sarebbe voluto adottare; ma credo che il cittadino apprezzerà come – avendo a disposizione numeri scarsissimi di alloggi per l’emergenza, e le decine di casi umanamente e socialmente disperati- l’Amministrazione abbia fornito a ciascuno la garanzia che nessuno sarà “scavalcato” arbitrariamente ”.
5)Cosa è avvenuto con il signor Franco C. che ha sporto denuncia? I dati in mio possesso hanno permesso di ricostruire il caso concreto al quale Lei fa riferimento, e posso dire che ritengo di conoscerlo personalmente ed in via diretta. Posso allo stato riferirLe che l’interessato si è reso protagonista di un’occupazione abusiva di immobile, prontamente segnalata agli Organi competenti. Innanzi al rifiuto dell’Ufficio si “sanare” la di lui “irregolarità”, e ritenendo di avere diritto ad avere un alloggio sulla scorta di un’attesa che quegli riferisce pluri-decennale, ha mal digerito la circostanza per cui TUTTI ora devono seguire la graduatoria ed ha segnalato il caso a delle testate giornalistiche; da esse apprendo che il richiedente avrebbe sporto la querela alla quale Lei fa riferimento. Reato presunto, a quanto mi è dato leggere, “omissione di atti di ufficio” per non aver, evidentemente, accettato di assegnargli l’immobile occupato. Attendo con assoluta serenità gli sviluppi, conscio di essere nel giusto”. 

QUI DI SEGUITO PUBBLICATI I NUOVI CRITERI PER L'ASSEGNAZIONE DELLE CASE DEL COMUNE DI CHIETI PER I CASI DI EMERGENZA ABITATIVA (Del. G.M 1807/2014)








venerdì 4 aprile 2014

GLI "IDOLI": LE PITTO - SCULTURE CREATE DALLA FANTASIA DI AMILCARE DI PAOLO



In questi giorni, gli "Idoli", le pitto- sculture create dalla fantasia di Amilcare Di Paolo sono esposte al Museo "C.Barbella" di Chieti nell'ambito degli eventi curati dal Prof. Massimo Pasqualone e patrocinati dalla Fondazione "Cantiere Abruzzo" dell'On. Fabrizio Di Stefano. Ma, conosciamo chi è questo artista abruzzese e cosa rappresentano le sue opere, tramite le parole della critica d'arte Chiara Strozzieri.
Il Maestro Amilcare Di Paolo di origini abruzzesi, nato a Castelguidone in Provincia di Chieti nel 1952, dopo aver trascorso l'infanzia e l'adolescenza nel piccolo paese natale, si è trasferito a Milano, dove partecipa al fervido momento culturale della fine degli anni '70 e di tutti gli anni '80. Il suo interesse per l'arte lo spinge alla sperimentazione come autodidatta in un percorso di ricerca costante, che da allora mai interrompe. Tornato in Abruzzo nel 1995 e aperto il suo studio  - laboratorio a Civitaquana nella campagna pescarese, Di Paolo si propone al pubblico per la prima volta in alcuni spazi espositivi di prestigio come la "Taverna Ducale" di Popoli, la "Camera di Commercio di Chieti", il Conservatorio "Luisa D'Annunzio" di Pescara, il "Palazzo della Cultura di Pianella". Partecipa, inoltre, ad alcune rassegne d'arte contemporanea, tra cui il Premio "D'Annunzio" 2001. Nel 2012 tiene una mostra personale presso il "Mediamuseum" di Pescara.
Sulle sue opere gli "idoli", pubblichiamo la recensione critica fatta ad aprile del 2012, dalla Dott.sa Chiara Strozzieri, che osservando le pitture del Maestro Di Paolo osservava e si chiedeva: "La pratica dell'arte è sempre più comunicazione nel contemporaneo, ma è possibile inventare un linguaggio che non abbia come prima finalità la trasmissione di un concetto?" In risposta gli "Idoli" di Amilcare Di Paolo"sono un lavoro meditato e assiduo su un codice visivo che viene proposto a uno spettatore critico, a cui non si ha la presunzione di voler passare dei messaggi, ma si chiede di leggere sinceramente tutte le forme artistiche", ha aggiunto la Strozzieri. "Dunque, è inutile, immedesimarsi nell'autore, per cercare di comprendere il significato del suo lavoro, perché è l'artista stesso ad esserne all'oscuro" poiché "quella che egli vive - ha continuato la Dott.sa Chiara Strozzieri - è la coincidenza tra pratica artistica e vita quotidiana, non c'è mai un momento prestabilito per dipingere un'imposizione a confrontarsi con la tela. Il Maestro Di Paolo ha uno sguardo artistico costante, che lo porta a meditare, giorno per giorno sulla sua ricerca, a elaborare i propri pensieri progettuali e a cercarne traccia nel mondo" e così che "nei luoghi più impensati egli incontra un elemento di ispirazione, molto spesso naturale come un pezzo di legno, una radice, una pietra, che all'istante diventa l'oggetto di cui ha bisogno, quel solo e unico collegamento fisico con la sua idea creativa. Prende il via il progetto e la prima cosa da fare è ridurre sul piano formale quell'elemento a ingrediente compositivo, incollandolo sulla superficie piana del quadro. A quel punto è libero di interagire con lo spazio della superficie, sia trattato in maniera classica attraverso la pittura, sia arricchito di oggetti di scarto, appartenuti all'autore e adesso abbandonati con un gesto liberatorio ( significativa la scelta di appendere la fede nuziale tra i capelli di una figura di ferro enigmatica)", ha osservato la Strozzieri. Alcuni racconti sembrano trasparire nonostante la volontà dell'artista, ma non sono mai abbastanza chiari da poter essere esplicitati nel titolo" ha precisato la Dott.sa Chiara Strozzieri. "Ecco perché tutte le opere ne sono prive e dunque appaiono come ombre di memoria di vita vissuta. E l'attrazione a non trasformare mai l'opera d'arte in un racconto, fa sì che ogni singolo pezzo sia il risultato di un lunghissimo rimpasto di idee,di una metabolizzazione totale dei concetti, fino ad arrivare alla loro scomparsa. Allora non c'è spazio che per due o tre quadri all'anno, ma tra loro è infinito il tempo per concepirli" ha infine osservato la Strozzieri.

giovedì 3 aprile 2014

MOSTRA DI ARTE FIGURATIVA AL BARBELLA DI CHIETI "IL SEGNO DEI SEI. ANIMA, LUCE, COLORE".



Le opere "Idoli" esposte al Museo "C.Barbella" di Chieti per la mostra "Il Segno dei Sei"


La Fondazione Cantiere Abruzzo di cui è Presidente l'On. Fabrizio Di Stefano, al fine di portare avanti iniziative di carattere culturale e sociale a tutto tondo, ha voluto dar vita a una serie di eventi per la valorizzazione degli artisti abruzzesi a livello nazionale con delle mostre al Museo d'Arte " C.Barbella" di Chieti a cadenza mensile in base al tema "Anima, Luce, Colore", curate dal Prof. Massimo Pasqualone. A tal proposito,  dal 3 al 10 Aprile nel Museo d'arte teatino si terrà la mostra di arte figurativa "Il Segno dei Sei" dove espongono le loro opere gli artisti Amilcare Di Paolo, Domenico Giarratano, Franco Di Nicola, Ileana Colazzilli e Marianna D'Aulerio.

Sentiamo in merito l'intervista dell'On. Di Stefano e del Prof. Pasqualone



Il Maestro Amilcare Di Paolo con l'On. Di Stefano

IL PALA SANTA FILOMENA E IL PALA COLLE DELL'ARA, SCONOSCIUTI AL CATASTO?


Il Pala Colle dell'Ara

Pare che ci sia stato un "errore" al catasto per cui le visure dei terreni dove sorgono il Pala Santa Filomena e il Pala Colle dell'Ara, non risulterebbero aggiornate. Chi ha controllato le visure catastali del Pala Santa Filomena e del Pala Colle dell'Ara, due dei palazzetti oggetto del contenzioso fra l'Università, il Cus ed il Comune di Chieti come terzo incomodo, non crederebbe a cosa avrebbe visto:  le particelle dei due impianti sportivi non risulterebbero al catasto e i terreni dove oggi sorgono le due strutture risulterebbero avere al catasto altra destinazione d'uso.
Questo sarebbe uno dei  presupposti su cui si baserebbe l'intenzione del Cus di chiedere un indennizzo nel caso in cui il Comune decida di riprendersi la gestione diretta dei due impianti sportivi. 


Il Pala Santa Filomena


RECCHIONE PUO' ESSERE ANCORA IL DIRETTORE DELL'ATER DI CHIETI?


Voci nei corridoi delle stanze dei bottoni dell'Ater di Chieti hanno posto dei dubbi anche sulla legittimità stessa del ruolo di Direttore esercitato dall'Ing. Domenico Recchione. Questo in base all'interpretazione dell'Art. 20 della L.R. n.44 del 21 luglio 1999  che riguarda la nomina e le competenze del Direttore dell'Ater.
A tal proposito, nel primo comma del suddetto articolo si stabilisce la nomina politica del Direttore, tramite il Consiglio di Amministrazione fra coloro che posseggono "idonei titoli professionali e comprovata esperienza nel settore ed è scelto tra i dirigenti pubblici che abbiano ricoperto incarichi di direzione o di coordinamento in strutture complesse di massimo livello, quali Settore, Servizio o qualificazione corrispondente, ovvero tra i dirigenti privati. L'attività di direzione o di coordinamento deve essere svolta per almeno un quinquennio nelle strutture o società pubbliche ovvero nelle società private". Leggendo il secondo comma è molto interessante apprendere che l'incarico del Direttore è legato alla durata stessa del Consiglio di Amministrazione e come questo può avere durata massima di 5 anni, può essere rinnovato, ma non può andare oltre il 65esimo anno di età: "il rapporto di lavoro del Direttore, regolato da contratto di diritto privato, è a tempo determinato con una durata massima di anni 5 e si risolve automaticamente alla scadenza. L'incarico può essere rinnovato ( ma non può comunque protrarsi oltre il 65° anno di età). Il Presidente stipula il contratto e lo risolve  anche anticipatamente su conforme deliberazione motivata dal Consiglio di amministrazione,qualora risultino dal bilancio di esercizio rilevanti perdite derivanti dall'attività di gestione o in caso di violazione di leggi di irregolarità amministrativa e contabile rilevate dal Collegio dei Revisori".Infine, il terzo comma sancisce che il trattamento economico del Direttore è determinato con delibera del Consiglio di Amministrazione  con riferimento a quello della dirigenza del settore privato.
Dunque, da quanto si evince dall'art.20 della L.R. n.44 del 21 luglio 1999 la nomina del Direttore dell'Ater è meramente politica, va di pari passo con la durata in carica dello stesso  Presidente e del CdA, può essere rinnovata ma non può andare oltre il limite dei 65 anni di età. L'Ing. Recchione è Direttore dal 2004 e ogni volta che è caduto il Presidente col CdA dell'azienda regionale, a rigor di logica ha avuto bisogno di una nuova nomina. Quando lui è diventato Direttore, ha vinto una selezione dove è prevalso su Fosco e sul Dirigente interno Marasco. Ad esempio quando nel 2007 cadde il Presidente Sperduti spazzato via dalle manette alla Giunta Regionale "Del Turco" che ha rivoluzionato i vertici regionali dell'Ater, Recchione ebbe una nuova nomina dal CdA del Presidente Marcello Lancia. Ma, dal mese di luglio del 2013, con la caduta di Lancia, travolto dallo "scandalo" delle gare d'appalto, e il relativo commissariamento dell'Ater di Chieti con la Dott.sa Antonella Gabini nel ruolo di Commissario Straordinario (che sostituisce sia il Presidente che il Cda), il suo incarico di Direttore, secondo indiscrezioni che circolano nei corridoi della sede Ater di Via Silvino Olivieri, non sarebbe più legittimo, non solo perché è caduto il Presidente Lancia, ma anche perché Recchione avendo ormai 67 anni, ha già raggiunto il  limite massimo di età per l'incarico di Direttore dell'ente, quindi probabilmente secondo la legge non potrebbe più sedere sulla "poltrona" che occupa.  Se questa interpretazione della legge fosse giusta, non si spiega il perché non abbia lasciato il suo incarico dopo la caduta del Presidente Lancia, dato che come un Assessore di un Sindaco il suo incarico dovrebbe essere legato alla vita stessa del governo politico dell'Ente, almeno secondo l' interpretazione data all'articolo 20 della L.R. n.44/1999; oltre che ovviamente per i sopraggiunti limiti di età. Inoltre, c'è da evidenziare che, mentre nelle altre Ater regionali come ad esempio quella di Pescara o Lanciano viene solitamente scelto come Direttore un dirigente interno all'ente, a Chieti è dal 2004 che si predilige una scelta esterna. Questo comporta un'aggravio eccessivo della spesa, sopratutto, considerando anche che nell'Ater di Chieti ci sono già tre dirigenti interni più il Direttore a  fronte di soli circa venti dipendenti dell'Azienda Regionale.
Pertanto, vorremmo sapere cosa ne pensa a tal proposito il Commissario Straordinario dell'Ater di Chieti, la  Dott.sa Antonella Gabini.


L'ART.20 DELLA LEGGE 44/1999


1. Il Direttore, nominato dal Consiglio di amministrazione, deve possedere idonei titoli professionali e comprovata esperienza nel settore ed è scelto tra i dirigenti pubblici che abbiano ricoperto incarichi di direzione o di coordinamento in strutture complesse di massimo livello, quali Settore, Servizio o qualificazione corrispondente, ovvero tra i dirigenti privati. L'attività di direzione o di coordinamento deve essere stata svolta per almeno un quinquennio nelle strutture o società pubbliche ovvero nelle società private ([29]).
2. Il rapporto di lavoro del Direttore, regolato da contratto di diritto privato, è a tempo determinato con una durata massima di anni 5 e si risolve automaticamente alla scadenza. L'incarico può essere rinnovato [ma non può comunque protrarsi oltre il 65° anno di età([30]). Il Presidente stipula il contratto e lo risolve anche anticipatamente su conforme deliberazione motivata del Consiglio di amministrazione, qualora risultino dal bilancio di esercizio rilevanti perdite derivanti dall'attività di gestione o in caso di violazione di leggi o di irregolarità amministrative e contabili rilevate dal Collegio dei revisori.
3. Il trattamento economico del Direttore è determinato con delibera del Consiglio di amministrazione con riferimento a quello della dirigenza del settore privato.
4. Al Direttore spetta la gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa, compresa l'adozione di tutti gli atti che impegnano l'azienda verso l'esterno, mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane e strutturali e di controllo. Il Direttore è responsabile della gestione e dei relativi risultati. In particolare il Direttore:
a) formula proposte al Consiglio di amministrazione e partecipa alle sedute del Consiglio verbalizzando le determinazioni assunte;
b) esegue le deliberazioni del Consiglio di amministrazione;
c) cura gli atti di gestione finanziaria, ivi compresa l'assunzione di impegni di spesa;
d) predispone il piano programma, i bilanci di previsione annuale e pluriennale ed il bilancio di esercizio da sottoporre al Consiglio di amministrazione;
e) presiede le commissioni di gara e di concorso e ha la responsabilità delle relative procedure;
f) stipula i contratti e provvede agli acquisti in economia ed alle spese indispensabili per il normale e ordinario funzionamento;
g) dirige il personale e organizza i servizi assicurando la funzionalità, l'economicità e la rispondenza dell'azione tecnico - amministrativa ai fini dell'Azienda;
h) se delegato dal Presidente, rappresenta in giudizio l'Azienda con facoltà di conciliare e transigere;
i) esercita tutte le altre attribuzioni conferitegli dalla legge, dai regolamenti, e dallo Statuto.
5. Il Direttore può con proprio provvedimento delegare parte delle funzioni proprie ad altri dirigenti, ferma restando la sua responsabilità nel confronti del Consiglio di amministrazione.
6. L'incarico di Direttore non è compatibile con quello di amministratore di istituzioni ed enti che abbiano parte nelle attività dell'ATER o con incarichi che determinino un oggettivo conflitto di interessi; le incompatibilità sono comunque definite all'interno dello statuto.
7. Per i soggetti inquadrati nei ruoli della Regione Abruzzo o degli enti pubblici istituiti o trasformati dalla Regione, l'incarico di Direttore determina il collocamento in aspettativa senza assegni.