domenica 16 dicembre 2018

Venerdì 21 dicembre ( h 17.00) presentazione di “Chieti e l'Araba Fenice”, il saggio di Cristiano Vignali sulla resilienza dell'identità teatina nei secoli


Chieti – Nel pomeriggio di venerdì 21 dicembre 2018, a partire dalle ore 17.00, nell'antico Gran Caffé Vittoria, salotto nobile della città di Chieti, si terrà la presentazione  della pubblicazione storico – politica  “Chieti e l'Araba Fenice. Luci ed ombre su Teate. La resilienza dell'identità cittadina dal IV al XI secolo d.C.”, l'ultimo libro sulla città di Chieti dello storico e giornalista Cristiano Vignali, realizzato con la collaborazione di Luigi Buracchio, col patrocinio di “Abruzzo Consulting”, “Censorino Teatino” e “Abruzzo Tourism”.Gli intervenuti potranno porre delle domande. Verso la fine dell'evento si aprirà il dibattito.


A tal proposito si legge nell'introduzione di Cristiano Vignali: “Questo breve saggio, che non intende assolutamente sostituirsi a una ricerca universitaria, si inserisce nella collana delle opere di storia popolare teatina col fine di promuovere e far conoscere la storia della nostra terra e della nostra città per permettere la conservazione, la conoscenza e il potenziamento dell'identità teatina che affonda le sue origini nella mitologia greca classica dell'eroe Achille (mitico fondatore della città dedicata alla madre, la nereide Teti) che, purtroppo, negli ultimi decenni appare essere messa in forte pericolo a causa della Globalizzazione e della società multiculturale. Una tradizione storica lunga oltre tre millenni, ampiamente documentata dalle fonti scritte e dalle testimonianze archeologiche e non artefatta".

Il saggio ha spiegato l'autore è  un resoconto generale fra la Tarda Antichità e il Primo Medioevo, “pubblicando le parti migliori delle due precedenti opere (Cristiano Vignali “Chieti Medievale”  del 2013  e Cristiano Vignali “Chieti nella Tarda Antichità” del 2015), affinché si possa mettere in evidenza nella storia di Teate e del suo territorio l'alternarsi ciclico costante tra fasi storiche di ascesa e fasi di crisi, in cui è sempre presente il fattore della resilienza della identità cittadina ai mutamenti che ha permesso a Chieti di sopravvivere anche in un momento di cambiamenti epocali come il passaggio dallo “status quo” dell''Impero Romano alla frammentazione politica e alla crisi di identità culturale medievale successiva all'arrivo delle popolazioni nomadi dalle valli dell'Elba e del Danubio, esempio che è ancora valido oggi con gli analoghi cambiamenti che l'Europa, l'Italia, l'Abruzzo e Chieti stanno subendo con la rottura degli argini delle frontiere fra i continenti nel mondo globale del XXI secolo e l'arrivo di nuovi nomadi dal Sud del Mediterraneo. Il principio di  resilienza che ha permesso a Chieti di sopravvivere e svilupparsi nei secoli è sempre stato quello che definirei “dell'araba fenice” per cui la città e sempre stata in grado di risorgere dalle ceneri come appunto un'araba fenice nei momenti più difficili, anche quando tutto sembrava finito. Su questa sorta di resilienza della città parla anche lo storico Ludovico Gatto”.

Pertanto, ha concluso Cristiano Vignali: “C'è bisogno, soprattutto oggi, con il relativismo culturale imperante e la crisi sociale e culturale in cui è sprofondata Chieti e l'Italia intera, di ricordare questa e altre gloriose pagine della storia della città, affinché siano motivo di orgoglio, un monito ed un esempio positivo per i Teatini contro la passiva rassegnazione che attualmente spesso ci contraddistingue, ci rende immobili, indifferenti al progressivo deterioramento del tessuto connettivo cittadino, attraverso l'omologazione culturale e la perdita di identità”.

Sono disponibili per il periodo delle vacanze di Natale circa 100 copie di “Chieti e l'Araba Fenice”. Per informazioni ci si può rivolgere direttamente all'autore al numero di cellulare 3888931953.

Curriculum di Cristiano Vignali

Cristiano Vignali nasce il 20 novembre del 1981 a Chieti, l'antica Teate Marrucinorum, capitale dei Marrucini, fondata secondo leggenda dall'eroe omerico Achille “Teate Regia Metropolis Utriusque Aprutinae Provinciae Princeps” è giornalista, storico e blogger. È stato collaboratore della cattedra universitaria di Storia delle Relazioni Internazionali alla Facoltá di Scienze Politiche dell'Università di Teramo e Tutor del Master in Medio Oriente “Enrico Mattei”, collabora nella ricerca con altre cattedre universitarie. È giornalista nella redazione di Agenzia Stampa Italia. È il presidente dell'Associazione Abruzzo Tourism, direttore del giornale online Discovery Abruzzo Magazine e amministra diversi gruppi e pagine social sull'Abruzzo e su Chieti. È stato il fondatore del blog di segnalazione dei problemi dei cittadini di Chieti Il Censorino Teatino al Servizio del Cittadino. Ha già pubblicato: Chieti Medievale (2013), L'Origine dello Stato e della Nazione Italiana (2014), Chieti nella Tarda Antichità (2015), La Leggenda della Nascita del Gran Sasso e della Maiella (2017). 




giovedì 6 dicembre 2018

Sos Dissesto Idrogeologico sul Colle Teatino

"In Via De Turre, dopo la precedente voragine trovata inaspettatamente alcuni mesi fa a ridosso delle torrenziali piogge che hanno colpito la nostra città, si possono trovare ancora alcune spaccature nel terreno e ciò non è assolutamente un fatto da lasciare inconsiderato, in vista delle prossime forti precipitazioni previste dall'allerta meteo del weekend dell'Immacolata e della settimana prossima.

In aggiunta, lungo maggior parte di Via Madonna degli Angeli e in Via Santarelli (dove il dissesto idrogeologico è arrivato quasi al limite e il terreno presenta una forte instabilità, di cui in alcuni tratti tende a sprofondare e in alcuni tratti addirittura si alza) la situazione non è delle migliori e se il Comune non prenderà seri provvedimenti il Colle teatino rischia di sprofondare negli abissi più oscuri della terra. 

Il Comune di Chieti, come ben sappiamo, non è in una delle migliori situazioni economiche della sua storia, quindi se dovessero seriamente verificarsi danni di grave entità sarà pressoché impossibile porre rimedio istantaneamente  alle situazioni che avverranno. I disagi per la città sarebbero grossi, dato che stiamo parlando di strade centrali che collegano il colle a tutta l'area metropolitana, ma neanche il viadotto di Via Arenazze e la zona collinare di Via Madonna della Vittoria sono messi benissimo. Anche i disagi per i cittadini andrebbero tutelati poichè in Via Santarelli quasi non si riesce a camminare. 

Questa specie di "denuncia" vuole semplicemente cercare di sensibilizzare il Comune di Chieti a prendere subito posizione su questo problema che passa inosservato anche ai cittadini stessi, prima che sia troppo tardi e non ci sia più nulla da fare. Un appello andrebbe fatto anche alla Regione a destinare fondi alla nostra città per poter risolvere al meglio queste difficoltà che accomunano tutta l'area collinare teatina. In particolare, in vista delle elezioni regionali, sarebbe opportuno che i presunti candidati della nostra provincia si attivassero a dovere, perchè è facile usare il nome di Chieti come espediente per prendere voti ma senza fatti concreti a farne le spese sarà la città stessa con tutti i cittadini, come è avvenuto in questi ultimi anni a livello comunale, dove di alcuni punti del programma di candidatura ora ne resta solo l'ombra ( vedi situazione scala mobile e parcheggio sotterraneo )".

Luigi Buracchio dello Staff del "Censorino Teatino"

P.S.: Sono numerose le aree di dissesto idrogeologico sul Colle di Chieti che potete segnalarci. 

sabato 3 novembre 2018

CHIETI, UNA CITTA' CON ANTICHE SEPOLTURE, MISTERI E TESORI NEL SOTTOSUOLO, DA RISCOPRIRE E VALORIZZARE ANCHE AI FINI TURISTICI

La città di Chieti è una città con tanti  misteri e tesori nel sottosuolo. Di questo ho parlato anche nel mio libro "Chieti nella Tarda Antichità" (La Voce dei Marrucini 2015) il cui contenuto verrà parzialmente presto ristampato nel mio prossimo libro "Chieti e l'Araba Fenice. Luci ed Ombre su Teate. La resilienza dell'identità cittadina dal IV al XI sec.d.C.".

A tal proposito, a fine settembre grande clamore ha suscitato nell'opinione pubblica teatina il ritrovamento di un antico corpo umano mummificato con testa spiccata dal collo nel corso dei lavori pubblici di riqualificazione di Piazza S.Giustino.

Ma il ritrovamento di una antica sepoltura durante degli scavi nel perimetro della città antica non è un avvenimento nuovo, anzi in passato è avvenuto più volte. 

Tutto ciò è dovuto al fatto che fino al Settecento era usanza seppellire i defunti nei pressi di luoghi di culto o in zone non urbanizzate limitrofe alla città. Nel primo Medioevo e nella Tarda Antichità, la zona di Corso Marrucino (che ripercorre pressoché l'antico percorso della antica Via Ulpia), dove c'era il "Foro" ("centro commerciale" e della vita pubblica romana)  dell'antica Teate, era caduto in rovina e intorno sono state trovate diverse sepolture ad esempio nei pressi di antichi edifici romani, questo perché si ipotizza che la città tardo antica ante distruzione dell'801 era abitata prevalentemente sulle alture che formano la Collina di Chieti (Colle Gallo, Colle S.Paolo e la Civitella).

Nel mio libro "Chieti nella Tarda Antichità" (edito da "La Voce dei Marrucini" 2015), ho pubblicato una cartina fatta dagli archeologi anni fa che ci mostra proprio dove sono presenti reperti di antiche chiese, aree di sepolture singole o di vere e proprie zone cimiteriali, come ad esempio  nell'area dell'anfiteatro e in una zona compresa fra la Chiesa di San Francesco al Corso (in antichità S.Lorenzo) e la  piazza dove sorge proprio la cattedrale di San Giustino.


In merito, sulla presenza di antiche sepolture nel territorio dell'antica città di Teate Marrucinorum si legge nel paragrafo 2.5  "Le Sepolture all'Interno del Tessuto Urbano" del libro C. Vignali, "Chieti nella Tarda Antichità", Chieti, ediz. 2015:


"Un altro elemento che segna il cambiamento in seno alla città tardo antica è la presenza delle sepolture all'interno del tessuto urbano (Vedi Fiocchi Nicolai, “Elementi di trasformazione dello spazio funerario tra tarda antichità ed altomedioevo, in “Uomo e spazio nell'alto medioevo”, Spoleto 2003, pag. 945 – 954). A tal proposito, a Chieti sono state individuate diverse aree interessate da sepolture. Le notizie archeologiche sono sommarie perché gran parte dei rinvenimenti sono stati fatti a cavallo fra Ottocento e Novecento, per cui non esiste un'adeguata documentazione archeologica; gran parte dei materiali rivenuti sono stati dispersi e bisogna accontentarsi di interpretare le preziose notizie riportateci dagli storici locali. Lo Zecca alla fine dell'Ottocento rinviene nell'ultimo tratto della Via Ulpia, nel settore Nord della città, una serie di sepolture: due terragne e prive di corredo e altre sei nei pressi della chiesa di San Francesco. Queste erano disposte l'una a fianco dell'altra lungo il limite della strada romana, scavate nel terreno ad una quota leggermente inferiore. Le sepolture erano orientate ad est: cinque erano ricoperte di tegoloni fittili senza bollo, mentre la sesta da lastre di pietra calcarea di grandi dimensioni. Solo quest'ultima ha resistito sul petto dello scheletro, una piccola croce medievale in lamine sottile di bronzo, con teca chiusa da vetro, forse di qualche sacra reliquia, nel mezzo del petto, ed uno spillo frammentario". 

"Un'altra sepoltura fu rinvenuta rasente il muro del Seminario diocesano, rivestita interamente e ricoperta di lastroni di petra calcarea, al suo interno era conservato uno scheletro con un anello sottilissimo di bronzo (Vedi Zecca, “Gli scavi della Via Ulpia in Chieti. Studio Archeologico, in Rivista abruzzese di Scienze, Lettere e arti, XII, 1897, pp.9-10). Durante gli scavi della Via Ulpia (odierno Corso Marrucino), vennero alla luce materiali eterogenei (molti di età romana), capitelli, lucerne, utensili in bronzo e due tombe a cappuccina. La descrizione riportata da Zecca dei rinvenimenti è molto interessante “principalmente nelle vicinanze del Palazzo Marchioni e di quello Henrici, dove sono state rinvenute due tombe a capanna, formate da grosse lastre di terracotta al di sotto e da tegoloni piani, messi a contrasto al di sopra, con orli laterizi rilevati. Vi si racchiudevano scheletri di vantaggiose proporzioni: un dolio di terracotta che sembra però essere stato però convertito in “olla ossuaria”; per qualche resto umano che vi è raccolto, insieme a parecchie monetine ossidate ed irriconoscibili del basso impero....” (Vedi, Zecca, op. Cit. 1900 e Zecca, op. Cit. 1987 pp. 12-13). Inoltre, sotto il Palazzo Bassi- de Horatiis, emersero altre due tombe a cappuccina simili alle precedenti, coperte con tegoloni privi di bollo e con gli inumati rivolti ad ovest (Zecca, op. Cit, 1897, pag. 15-16). Nello stesso luogo furono, infine, rinvenuti un sarcofago, due mosaici e mura di edifici con paramenti in “opus reticulatum” (Vedi G.Obletter, M.T. Piccoli, A De Martiis, “Il Patrimonio archeologico della città di Chieti, Chieti, 1985, pp. 58-59)"

"Anche Scenna agli inizi del Novecento, durante i lavori di rifacimento di Corso Marrucino, individua alcune sepolture manomesse: si tratta di fosse poste tra alcuni muri in “opus reticulatum” che risultavano prive di corredo e che conservavano ancor agli inumati. Egli deduce che le sepolture siano di età medievale in quanto si trovano tra le strutture murarie di abitazioni romane. Scenna commenta: “di queste tombe medievali, mescolate a quelle romane e magari pre romane, se ne trovano parecchie lungo la Via Ulpia (Vedi Scenna, op. Cit, 1937 pag. 103-104). Ma, appare molto improbabile che in quest'area vi fossero delle sepolture di età romana dato che la zona in questione si trovava all'interno della città, dove secondo le leggi romane era severamente vietato seppellire i defunti (Vedi M.C. Somma, op. Cit. Pag.50). La descrizione delle tombe ed alcuni dei materiali rinvenuti negli scavi permettono di ritenere che esse abbiano fatto parte di un unico cimitero, composto per lo più da tombe a cappuccina, e fosse terragne risalenti all'età tardo antica. L'area sepolcrale doveva estendersi presubilmente dalla chiesa di San Francesco a Largo Valignani verso Sud e alla cattedrale di San Giustino verso Ovest. Tutto ciò porta a ritenere che ci si trovi di fronte ad una vera e propria necropoli di cui è rimasta memoria solo delle tombe rinvenute casualmente sul finire del 1880. I dati non permettono di ipotizzare l'intero arco cronologico della frequentazione della necropoli che, verosimilmente, deve essere rimasta in funzione almeno per tutto il V-VI secolo, ma forse anche oltre, vista la presenza nella zona di edifici di culto che, nel tempo, possono aver svolto un ruolo di attrazione delle sepolture stesse. I dati archeologici permettono di identificare,invece, con certezza una piccola area adibita ad uso funerario risalente all'alto medioevo: si tratta di alcune sepolture venute alla luce lungo i muri perimetrali dell'anfiteatro. Le sepolture, sigillate da un crollo delle strutture avvenuto nel VII secolo, erano state scavate sotto il piano di fondazione dell'edificio romano ed erano allineate secondo l'andamento dei muri (Vedi A. Campanelli, “L'anfiteatro di Chieti: nuovi dati sull'urbanistica della città romana, in Quaderni dell'Istituto di archeologia e storia antica dell'Università di Chieti, 3, 1983, pg.40). Oltre alle fosse terragne è stata rinvenuta una sepoltura anfora. Solo in una delle tombe ha resistito un oggetto di corredo che è risultato utile per una più precisa datazione del cimitero: si tratta di un pettine in osso lavorato con custodia (Vedi A.Campanelli, 1997, pg. 40). Il manufatto presenta nella parte non dentata e nella custodia una decorazione realizzata in modo accurato, che orna la parte centrale con motivi e semicerchi e a “occhi di dado” incorniciati, sui lati brevi, da un motivo a matassa che ricorre anche nelle estremità del pettine. I motivi decorativi rimandano a contesti che, per I materiali associati, permettono una datazione intorno alla prima metà del VII secolo (M.C. Somma, op. Cit. Pag. 50)".

"Ultima, ma non in ordine di importanza, ma solo dal punto di vista cronologico, il ritrovamento vicino Largo Barbella nel 2008 di una antica sepoltura longobarda, rimasta intatta per tredici o quattordici secoli. A tal proposito, riportiamo per sommi capi la simpatica e pittoresca descrizione che viene data del suo ritrovamento sul blog www.chieti.blogspot.it il 14 di giugno del 2008: le spoglie rinvenute sotto il pavimento di quella via senza nome che immette dal Corso in Largo Barbella sono i resti di qualcuno che vide Chieti nella sua forma romana, decaduta, ma forse non molto cambiata dal periodo del suo splendore. Il Longobardo ha ascoltato le voci di chi usava ancora la lingua di Ovidio, a lui probabilmente incomprensibile. Non sappiamo il suo nome, la sua storia; non sappiamo se fra i Teatini di oggi ci sono suoi discendenti. Sappiamo solo che lui ha riposato là, sotto pochi centimetri di terra calpestata ogni giorno da centinaia di ruote e di piedi. Nemmeno i grandi Faraoni hanno goduto di un così lungo periodo di inviolato riposo. Sulla sua anonima tomba sono passati quasi tutti gli abruzzesi, venuti a Chieti per sbrigare qualche ufficio, per la visita militare o la processione. Nei secoli passati là hanno passeggiato dame e cavalieri. Quel velo di terra battuta è stato calpestato dai piedi scalzi di bambini, dagli zoccoli dei muli, dai sandali dei domenicani e dalle ruote dei carretti. Tutti i giorni, tutte le stagioni, senza sosta, per anni e anni, generazioni e generazioni, attraverso guerre, epidemie, signorie, sconvolgimenti epocali. Centinaia di famiglie hanno costruito le loro fortune edificato palazzi, eretto torri e cappelle e poi si sono estinte senza che nulla sia rimasto di loro. Le chiese, i monasteri, le case sono cambiate mille volte attraverso tanti secoli, mentre il Longobardo era sempre là, sotto quei pochi centimetri di terra. Per la sua sepoltura era stato scelto un luogo appropriato, vicino al punto in cui la via Ulpia che a quei tempi passava per il tracciato di Corso Marrucino s'incrociava col percorso che conduceva all'antico tempio di Iside, affacciato verso la valle in direzione del tramonto del sole. La zona era equidistante dal tempio di Ercole e dai tempietti gemelli. Comunque tra templi e chiese il suo riposo doveva sembrare ben protetto e così infatti è stato. Nei secoli nessuno ha violato la tomba fino all'arrivo degli operai che l'allora Sindaco Ricci e l'Assessore Luigi Febo, inviavano ogni mattina ad aprire un nuovo cantiere e a smuovere perfino la terra di ultramillenaria posa (per realizzare un tunnel ipogeo per collegare il terminal a Largo Barbella che nonostante i soldi spesi non ha mai trovato compimento e che rappresenta una delle più gravi incompiute cittadine). Se il Longobardo avesse potuto essere presente alla fortuita riesumazione si sarebbe sorpreso più di noi e forse si sarebbe anche “incavolato” non poco a ritrovarsi là, davanti alle scale dei cessi pubblici, tra muri di banche, parcheggi e cassonetti di spazzatura. Non c'è più neanche un albero, una siepe, un cippo, una fontana, nemmeno il panorama della valle con i suoi meravigliosi tramonti ora completamente oscurati dai palazzi di Largo Barbella e via Vitacolonna: “ditemi, chi è stato – urlerebbe nel suo idioma germanico tra la puzza e il rumore di automobili – chi ha trafugato la mia salma per portarla in questo postaccio immondo?”. Scherzi a parte , potrebbe essere interessante cercare di recuperare le carte (se esistono ancora) riguardanti la costruzione del Banco di Napoli (Attuale San Paolo). E' strano che proprio in quel punto l'edificio abbia una rientranza. Ci dev'essere stato un motivo molto serio per rinunciare alla pianta quadrata (Vedi http://chieti.blogspot.it/2008/06/la-tomba-del longobardo.html), secondo noi proprio il sonno eterno dell'antico guerriero che, probabilmente, non voleva essere disturbato".

Il sottosuolo di Chieti è ricco di misteri e di tesori che sono in realtà la ricchezza stessa della città che dovrebbero essere maggiormente conosciuti per essere valorizzati anche ai fini turistici, ricchezze che nessun vento politico contrario alla città potrà sottrarci, basta conoscere la storia e utilizzare le risorse per mettere in mostra le bellezze nascoste di Teate Marrucinorum. 


La mappa archeologica della città di Teate Marrucinorum in età Tardo Antica, tratta da “Teate. Il disegno di una città. Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, rielaborazione della Professoressa M.C. Somma).

Dott. Cristiano Vignali
Storico Teatino




venerdì 26 ottobre 2018

Esposto al Prefetto dei Commercianti "ingabbiati" dai lavori in Via Padre Alessandro Valignani

L'esposto é stato inviato via email alla Prefettura

In questi giorni si sta tenendo la protesta dei commercianti di Via Padre Alessandro Valignani che sono esausti dei disagi dovuti ai lavori in corso per le tubature del gas con la conseguenze chiusura del traffico veicolare della strada, che sta penalizzando eccessivamente gli affari dei negozi.

I commercianti "sul piede di guerra", hanno visto quasi azzerati il loro incasso  anche per i disagi che stanno patendo dovuti ai lavori per l'interruzione venerdi 19 ottobre della energia elettrica e della linea internet e martedì 23 ottobre 2018 della fornitura idrica.

Rompendo la lastra di cemento con una pala si causa anche un movimento alle case come un terremoto.

Inoltre, in questi giorni sarebbe dovuto iniziare anche il consueto annuale via vai verso il cimitero per la festa dei defunti del 1 Novembre, ma la strada é ancora chiusa.

La situazione disagevole rischia di aggravarsi, allontanando la conclusione dei lavori, non solo per eventuali incidenti di percorso, ma anche per le avverse condizioni atmosferiche della brutta stagione.

Dunque, i commercianti di Via Padre Alessandro Valignani, hanno proposto nei giorni scorsi  per ovviare al problema, in attesa della fine dei lavori, di invertire il senso di Via D'Aragona e riaprire almeno la mattina Via Valignani a salire dal Sacro Cuore, anche per la viabilità scolastica e del presidio medico - ospedaliero dell'ex ospedale civile.

Non solo la richiesta dei commercianti é stata fino ad ora disattesa, ma, addirittura, é comparso un cartello di divieto di accesso nei pressi del giornalaio che codice della strada alla mano interdice gli accessi.

A tal proposito, i commercianti di Via Padre Alessandro Valignani che patiscono questa situazione chiedono a Sua Eccellenza Prefetto di Chieti: come faranno a scaricare i giornali per l'edicola? Come faranno a scaricare la carne per il macellaio? Come faranno a scaricare le bevande per il bar? Come farà il fotografo ad esercitare al meglio la sua attività "ingabbiato"? Come faranno tutte le altre attività a lavorare bene in queste condizioni?

I negozianti non vogliono chi6udere. Il lavoro é un sacrosanto diritto che dovrebbe essere garantito a tutti come recita l'Art. 1 della Costituzione Italiana.

Pertanto, i seguenti firmatari chiedono un suo intervento per quanto di sua competenza.

martedì 23 ottobre 2018

La proposta al Comune dei commercianti "danneggiati" dai lavori di Via Padre Alessandro Valignani



Protesta dei cittadini e dei commercianti di Via Padre Alessandro Valignani esausti dei disagi dovuti ai lavori in corso per le tubature del gas con la conseguente chiusura del traffico veicolare della strada, eccetto residenti che sta penalizzando eccessivamente gli affari dei negozi.
I commercianti "sul piede di guerra", appoggiati nella loro protesta dal Consigliere Comunale Roberto Melideo e dal Consigliere di Chieti Solidale Panfilo Orsini, hanno visto quasi azzerati il loro incasso giornaliero anche per i disagi che stanno patendo dovuti ai lavori per l'interruzione della energia elettrica e della linea internet venerdì 19 e martedì 23 ottobre 2018 della fornitura idrica. 
Inoltre, in questi giorni sarebbe dovuto iniziare anche il consueto annuale via vai verso il cimitero per la festa dei defunti del 1 Novembre, ma la strada é chiusa. 
La situazione disagevole rischia di aggravarsi, allontanando la conclusione dei lavori, non solo per eventuali incidenti di percorso, ma anche per le avverse condizioni atmosferiche della brutta stagione. 
Pertanto, i commercianti di Via Padre Alessandro Valignani, propongono per ovviare al problema, in attesa della fine dei lavori, di invertire il senso di Via D'Aragona e riaprire almeno la mattina Via Valignani a salire dal Sacro Cuore, anche per la viabilità scolastica e del presidio sanitario dell'ex ospedale civile.






La proposta di Gabriella D'Orazio "riapriamo al traffico il Centro città in attesa dei nuovi parcheggi promessi"


Gabriella D'Orazio del Gran Caffé Vittoria

La città di Chieti  naviga ormai a vista in mezzo alla nebbia come il Titanic nell'Atlantico Settentrionale sperando di non incontrare l'iceberg che coli a picco una barca che fino a qualche decennio fa sembrava inaffondabile, forte del potere politico e dei servizi e uffici che secoli di tradizione amministrativa avevano lasciato in dote al capoluogo marrucino. 
Ma, negli ultimi dieci anni é in atto un vero e proprio cambiamento epocale che con le nuove tecnologie della comunicazione digitale, con la crisi economica del "Sistema Italia" e la riduzione delle risorse economiche dal centro dello Stato alle periferie, ha portato allo stravolgimento della forma di governo italiana che ha cancellato le risorse e le funzioni delle province (senza riassegnarle esattamente ad altro organo territoriale), favorendo la nascita di città metropolitane che fungano da centri direttivi di macroregioni, accentrando su di sé tutte le funzioni e i servizi. 
Così tutti quegli uffici che con un sussulto di orgoglio la città di Chieti aveva difeso con le unghie e con i denti nel 2012 quando il governo Monti voleva accorpare le Province, in appena sei anni molti sono stati svuotati o accorpati secondo il principio della cosiddetta "spending review".
Ma, ancora più grave il danno causato alle casse comunali dal taglio del 70% circa delle risorse che arrivavano da Roma che ha penalizzato più del dovuto un capoluogo di provincia che ha una classe dirigente che non gode certo di grande intraprendenza e che negli ultimi anni appare per certi versi sempre più slegata dal circuito economico e di interessi cittadini.
Inoltre, la crisi economica e il clamoroso ridimensionamento subito dalla città che é stata declassata, ha finito a fiaccare una popolazione che é più stata abituata a subire le decisioni dall'alto piuttosto che imporle e/o determinarle dal basso.
Una città che con la mancata assimilazione alla vita cittadina di intere fasce della popolazione giovanile rischia di perdere definitivamente la sua identità, a tal punto che il centro città, con tutte le sue carenze di viabilità, é stato offuscato nel suo ruolo di agorà pubblica dai centri commerciali, caso più unico che raro in Italia.
Gli effetti devastanti sono sotto gli occhi di tutti, ridimensionamento dei servizi, lavori su strade, palazzi ed infrastrutture pubbliche che procedono a rilento, iniziano ma non si sa quanto finiscono, suppellettili e arredi urbani che una volta danneggiati non vengono più costantemente sostituiti e riparati.
Chieti, é stata "diroccata" non da guerre o calamità naturali, ma dall'incuria e la crisi incipiente del centro urbano é rappresentata dalla perdita di quasi diecimila abitanti negli ultimi venti anni.
Si parla di riqualificare e di riconvertire il ruolo di Chieti per permettere alla città del "Pelide Achille" di affrontare in modo competitivo le sfide del Terzo Millennio ma al di là delle promesse e delle azioni di facciata non é stato ancora fatto nulla di concreto nemmeno per risolvere il vitale problema dei parcheggi nel centro storico (oltre a quello del collegamento veloce dal Colle allo Scalo e viceversa). Si dieva che si stanno aspettando dei soldi dalla Regione per dotare la città di un nuovo ampio parcheggio e di una infrastruttura moderna che colleghi la stazione, l"università e l'ospedale al cuore dell'antica Teate (ad esempio come una cabinovia o una metropolitana rialzata come c'è a Perugia), ma, invece tutto resta sulla carta e si prendono tutte decisioni che danneggiano ancora di più il commercio al dettaglio, polmone vitale del centro, come le Ztl che penalizzano i negozi ad esempio quelli di Via Toppi e di Via De Lollis. Di questo sono convinti molti commercianti cittadini. 
A tal proposito, sul malcontento dei negozianti per questa situazione noi abbiamo parlato con Gabriella D'Orazio del Gran Caffe Vittoria che propone: "riapriamo al traffico tutte le Ztl del centro cittadino per permettere ai clienti di sostare e raggiungere facilmente le nostre attività commerciali finché la città non sarà dotata dei parcheggi promessi. Esempio di come la chiusura del traffico penalizzi i commerci, é la situazione dei negozianti di Via Padre Alessandro Valignani che dopo la chiusura delle macchine "per lavori in corso", hanno visto pressoché dimezzare il loro giro d'affari".

lunedì 3 settembre 2018

Chieti prenda esempio dal Mastrogiurato di Lanciano per riscoprire la sua identità storica e portare migliaia di presenze d'estate in città

Domenica 2 settembre c'è stata la caratteristica e suggestiva sfilata con la vestizione del Mastrogiurato di Lanciano, XXXVII edizione di una rappresentazione storica spettacolare che è entrata ormai nel cuore dei Lancianesi e di parte degli abruzzesi che affonda le sue radici nel Medioevo, quando Lanciano, città libera e sovrana al centro dei traffici commerciali sulle antiche vie transumanti dei tratturi, era sede di due importanti fiere che si tenevano prima dell'estate a maggio e alla fine dell'estate a settembre con mercanti, artigiani, giocolieri, saltimbanchi, maghi e giostrai provenienti da tutta l'Europa e il Mediterraneo.

Considerata l'importanza della fiera, il giro d'affari, di beni e di persone, Re Carlo D'Angiò nel 1304, decise di istituire a Lanciano la figura del Mastrogiurato che sovrintendeva all'organizzazione della fiera ed era responsabile dell'ordine pubblico e della sicurezza in quei giorni di festa. Il Mastrogiurato veniva investito con una sorta di "vestizione" proprio in questo periodo dell'anno e l'evento si celebrava con un corteo alla presenza delle autorità cittadine comunali,  dei nobili feudatari delle terre vicine, dei consoli rappresentanti delle Nazioni che partecipavano alla fiera e della cittadinanza lancianese e del contado vicino. 

La figura del Mastrogiurato é andata avanti fino al 1806, allorché con la fine dell'ordinamento feudale in Italia e l'inizio della crisi dei traffici transumanti a causa dell'avvento graduale della ferrovia e la definitiva fine della centralità commerciale del Mediterraneo dilaniato dalle guerre coloniali nel corso dell'Ottocento, la fiera di Lanciano perse il ruolo internazionale che aveva.

Ma, negli ultimi decenni a Lanciano si è riscoperta e valorizzata questa antica tradizione del Mastrogiurato proprio con questo evento che attrae migliaia di visitatori con bancarelle folcloristiche finanche dalla Germania, artigiani di antichi mestieri, artisti e giocolieri da tutta Europa come i bravissimi Cavalieri di S.Giorgio di Visegrad in Ungheria. 

Da contraltare, invece, é la situazione di pressoché apatia dell'estate teatina, dove manca un evento simile che rievochi la storia della città e che attiri veramente migliaia di spettatori nel centro storico di quella che fu l'antica Teate Marrucinorum della Gens Asinia, dopo il drastico ridimensionamento del Maggio Teatino con la cerimonia del Camerlengo, del Presepe Vivente, della Settimana Mozartiana e la fine della manifestazione degli artisti di strada. 

Discorso a parte per la Processione del Venerdì Santo che é una antica tradizione sentitissima, ma che dura solo un giorno. Ma una rondine non fa primavera come dice il detto popolare.

Ci vorrebbe un evento in costume di una settimana che coinvolga i siti archeologici, in primis l'anfiteatro della Civitella, i Tempietti e le Terme Romane,  riportando le lancette del tempo indietro di oltre duemila anni, quando Teate era capitale dei Marrucini e un importante città italiana che diede i natali a Gaio Asinio Pollione, il generale alla guida delle legioni romane vittoriose in Illirico nel 39 a.C. e che col figlio Gaio Asinio Gallo  aveva visto addirittura un suo illustre cittadino concorrere alla porpora imperiale poi andata alla fine a Tiberio dopo la scomparsa di Ottaviano Augusto nel 14 d.C..
A tal proposito, abbiamo ammirato con grande piacere lo spettacolo su Nerone e Petronio, realizzato da Pingitore col nostro famoso e bravo concittadino Federico Perrotta, tenutosi nella esclusiva location delle Terme Romane di Chieti. 

Da qui è nato il nostro spunto per la proposta di realizzare, anche in collaborazione col Teatro Marrucino, con dei finanziatori privati e con associazioni,  un evento storico di una settimana ambientato nell'antica Teate con abiti d'epoca, giochi gladiatori, spettacoli teatrali, corse di carri e cavalli ( quest'ultime che potrebbero ad esempio rifarsi all'antica gara de "lu ricchiappe" che non si pratica più per le vie del centro dall'inizio del Novecento). 

E proprio dalla settimana medievale del Mastrogiurato di Lanciano, Chieti potrebbe prendere esempio per una operazione marketing che permetta di riscoprire l'orgoglio di appartenenza di una comunità urbana e di un territorio a una identità cittadina che affonda le sue origini nel mito omerico del "Pelide" Achille, nelle polis greche, nelle città stato italiche, passando per i fasti urbani del Municipio Romano, per il Gastaldato Longobardo e la resistenza del Conte Roselmo ai Franchi di Pipino Carlomanno nel 801 a.C., per l'assedio dei Saraceni respinto all'inizio del X secolo, per la Contea della dinastia teatina degli Attonidi (che arrivarono ad essere Duchi di Spoleto), per il riscatto della libertà della città dalla signoria feudale dei Caracciolo nel 1647, fino ad arrivare al titolo di città regia fra i popoli aprutini( cioè di capitale dell'Abruzzo che conferì a Chieti nel 1443 Re Alfonso V D'Aragona) e a  Chieti Città Aperta durante l'ultimo conflitto mondiale. 

Cristiano Vignali - Storico di Chieti


 Didascalia foto: 1) Le Torri Montanare di Lanciano nella cui piazza d'armi si svolgono degli spettacoli  cavallereschi durante la settimana medievale del Mastrogiurato; 2) Scorcio dell'interno dell'antico Teatro Romano di Chieti